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Il coraggio di prendersi responsabilità

Premessa: sul numero di ottobre un lungo articolo spiega sin nei dettagli come fare per avere anche in Italia i velivoli VDS a 600 kg. Ci vuole poco, i tedeschi lo hanno già fatto mantenendo però un dato, indicato dall’Europa, incredibilmente errato: la velocità di stallo landing a 45 nodi, una follia. Questo editoriale salta i passaggi tecnici e vi spiega da dove nasce quel dato e perchè alle prossime elezioni europee di maggio il Parlamento Europeo sarà probabilmente spazzato via da uno tsunami: moltiplicate questa bestialità europea per X volte in tutti i settori tecnici ed economici nei quali sono state prese decisioni, a volte demenziali, da rispettare al grido di “Ce lo chiede l’Europa” e capirete il perchè di un cambio di politica che sarà epocale, e non necessariamente positivo. Auguri a tutti noi.

 

Italia, amato Paese, culla dell’arte, dell’ingegno e del diritto, e ragnatela inestricabile quando si tratta di assumersi responsabilità, prendendo decisioni per le quali, molto spesso, si è pagati. Uno dei cancri italiani (ed europei) che sembrano fatti apposta per evitare di assumersi responsabilità è lo sviluppo abnorme della burocrazia che, anche quando si potrebbe saltare a pié pari, viene utilizzata come scusa per delegare ad altri qualsiasi decisione. Ad altri che faranno lo stesso all’infinito. Ecco perchè spesso per una decisione di buonsenso, magari necessaria e chiesta da anni a gran voce, si impiegano inutilmente tempi biblici, al punto che quando poi arriva è considerata come un regalo del cielo, quasi una concessione, più che un diritto. Non voglio allargare questo concetto ad altri campi, ma se oggi la politica sta cambiando in tutta Europa, se si grida al “populismo”, sarebbe bene prima farsi un sincero esame di coscienza e chiedersi se si è davvero fatto tutto il possibile per prevenirlo, il “populismo”. Sono intransigente su questo ragionamento, perchè ci viene chiesto di rispettare leggi che spesso sono fatte senza alcun riguardo verso chi le chiede, leggi che cioè non considerano le reali esigenze di chi poi le deve rispettare. Leggi che sono il fallimento di chi è stato eletto (ultimamente, e sempre più spesso, anche non eletto) per farle, per tutelare gli interessi dei cittadini. L’esempio – orrendo, cialtronesco – nel nostro campo è il nuovo Regolamento Europeo sull’aviazione generale, che invece dei tanto attesi 600 kg per gli ULM (concessi ai soli autogiro in ossequio alla potente lobby tedesca dei produttori), che avrebbero sanato una situazione diffusa da circa 25 anni, ha inventato una possibilità di deroga, contorta e fumosa, che scarica la responsabilità sui singoli Stati membri e che solleva EASA da ogni decisone. Ebbene, leggete con attenzione quanto scrivo a pag 18 e seguenti: vi dimostro che la tanto decantata EASA, Ente Europeo per la Sicurezza del Volo, indica parametri di riferimento presi dalla regolamentazione ASTM americana (e dice esplicitamente che a quella si fa riferimento) e che sono drammaticamente sbagliati per la velocità di stallo! Motivo dell’errore è che chi ha trascritto i dati ASTM quando si trattò di riprendere quella regolamentazione in sede europea, non li ha presi dal sito ufficiale, ma da Wikipedia! Su Wikipedia, infatti, la velocità di stallo dell’ASTM (45 nodi in configurazione clean, senza l’uso di flap) è riportata in configurazione di atterraggio, un errore più che grossolano di trascrizione. Il che significa che in configurazione clean si hanno macchine che stallano a una velocità elevatissima, tutto il contrario della sicurezza che si vorrebbe. Ed è la dimostrazione che nessuno in EASA se ne è accorto, nessuno ha fatto calcoli, nessuno si è reso conto che si stava trasformando in legge un errore fra i più marchiani che si possano immaginare (l’errore su Wikipedia è ancora oggi presente…). Che credibilità può avere un Ente che emana simili leggi? Leggi che dobbiamo rispettare perchè “Ce lo chiede l’Europa?”. Lo hanno capito i tedeschi che hanno immediatamente recepito la possibilità di deroga, hanno semplicemente deciso che esiste una seconda categoria di ULM a 600 kg, e il loro DULV già li certifica. Punto. Mi aspetto che, capito il pasticcio che si chiede di rispettare, AeCI, ENAC e MIT facciano lo stesso e lo facciano assumendosi finalmente la responsabilità di prendere una decisione che va incontro alle esigenze reali dei piloti e del mercato.

 

Chiudo con un pensiero di grande affetto per una figura affascinante del nostro mondo, anche se è stato innanzitutto un grande progettista di barche: l’architetto Franco Harrauer, scomparso qualche anno fa. Franco è stato un grande amico e ha collaborato per alcuni anni ad AS Aviazione Sportiva, con una serie di articoli sulla storia del volo, quella epica, dagli idrocorsa di Tommaso Dal Molin, all’errore deliberato di Francis Chichester, passando per la descrizione del progetto, fatto insieme al Prof. Luigi “Gino” Pascale, di un offshore canard che oltre una certa velocità si sarebbe alzato in volo a pelo d’acqua rimanendo con i soli due piedi di trasmissione extralunghi in immersione. Ebbene, nel delizioso articolo di Nico Sgarlato sui “Razzi postali” Franco Harraruer parla in prima persona e ci narra di quando sperimentò, insieme a Glauco Partel, i razzi alimentati da una misteriosa miscela di acqua con un catalizzatore segreto, costruiti presso la SAI dell’ing. Angelo Ambrosini. Ho ricordi emozionanti dei racconti di Franco, dei suoi progetti pazzeschi e delle esperienze al limite della ragione, ma questa dei razzi ad acqua per la posta “espressa” ancora mi mancava. Piccoli “grandi” regali di un mestiere che non smetterà mai di sorprendermi.

Rodolfo Biancorosso

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