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L’editoriale di dicembre

L’editoriale di dicembre

“Portami a casa”

La tecnologia spesso corre più della nostra mente, più delle consuetudini e delle stesse certezze alle quali siamo arrivati con studio, applicazione ed esperienza. Ricordo con affetto l’apparire dei primi GPS negli anni ’90 e l’immediata levata di scudi contro un sistema su cui si sapeva poco e che si riteneva – forse – poco affidabile. Ricordo gli integralisti della “cartina, bussola e orologio, e non ti perderai mai”, ma ricordo anche di avere usato un minuscolo, e oggi tenerissimo, Garmin Pilot III con le pile Duracell AA per navigare nel Sahara nel 1999, in assenza di riferimenti per qualche ora di volo, con una precisione e un’affidabilità tali da far saltare tutti i parametri delle mie certezze. Oggi chi di voi non si affida a un GPS, anche a quello di un telefonino, per capire dove sia quella benedetta strada, accorgendosi che basta spostarsi su una corsia sbagliata, per qualche metro, che lui subito ti avvisa e ricalcola il percorso? Lo stesso avvenne qualche anno fa con la diffusione dei glass cockpit anche sui velivoli turistici di tutti i giorni, e – idem – levata di scudi in favore dei “vecchi, cari orologi sul cruscotto”, salvo poi rendersi conto che si risparmia peso, che le informazioni sono tante e tutte fruibili, e che la sicurezza è semmai aumentata volando con i “televisori”.

Il mondo, insomma, spesso cambia con una velocità alla quale facciamo fatica ad adattarci, e con questa premessa vi presentiamo su questo numero il sistema Garmin Autoland, già disponibile sul Piper M600/SLS HALO Safety System. Un sistema reso possibile dagli incredibili progressi fatti nel campo della guida autonoma, ormai la regola sui droni più evoluti, e nel campo dell’integrazione di un numero enorme di parametri, funzione necessaria per governare il tutto con un software. Termine che nel 2019 rimanda alla catastrofe Boeing MAX, e che evoca la preoccupazione di molti piloti che immaginano una macchina prendere il sopravvento sulla loro capacità decisionale, sulla loro esperienza. Preoccupazioni corrette, che in parte condivido, ma che non intaccano la svolta epocale di un sistema di atterraggio automatico applicato anche a macchine di aviazione generale e, perché no, in futuro a qualsiasi macchina leggera dotata di autopilota, automanetta e della necessaria suite avionica. Rendere disponibile un sistema che solo premendo un bottone “ti porta a casa” nella maniera più sicura possibile è una fantastica innovazione, un reale passo avanti nella sicurezza volo, ed è anzi il “primo passo” verso un nuovo concetto di gestione del volo che non ha nulla a che vedere con il ridimensionamento del pilota. Un sistema di gestione che semplicemente offre nuove possibilità. Certo, manca la storia operativa, mancano i dati sul funzionamento di un sistema automatizzato, la cui logica è un algoritmo, di fronte alle variabili e alle situazioni nelle quali l’uomo con il suo potere decisionale può ancora risolvere un problema inaspettato dell’ultimo minuto, ma il fatto che l’autolanding sia una realtà vuol dire che è stato sperimentato e validato in tutte le possibili situazioni. Lo proveremo appena possibile con un report tecnico approfondito, ma da oggi il volo turistico e di aviazione generale non sarà più lo stesso.

Francesco Volpi nel giorno del suo 100° compleanno accanto al Caproni Ca.100 con il quale ha appena volato, sul piazzale dell’aeroporto di Trento

Tutti noi vorremmo che le persone care, i nostri miti, o semplicemente i nostri amici, fossero immortali. Così non è, e con profondo affetto saluto il Com.te Volpi che ci ha lasciato all’età di 105 anni, continuando a volare sino a che ha potuto. Lo ricordo con le parole che gli dedicai qualche anno fa: “Ottobre 2008, siamo a Trento per un incontro tra operatori del settore e veniamo invitati, la sera, a una cena al rifugio in alto, proprio sopra l’aeroporto: si festeggiano i 94 anni del Com.te Francesco Volpi. Passiamo una serata allegra, ricca di aneddoti e racconti, lui ci racconta di quando in Russia con il trimotore Siai Marchetti arrivava a San Pietroburgo volando di notte, bussola e orologio, e trovando sempre la pista (anche se a volte, ci dice, “era proprio difficile”). Ma lo fa senza toni enfatici, così come è tranquillo nel rispondere, a tutti coloro che glielo chiedono, che il suo segreto è stato unicamente quello di vivere in maniera sana, volando sempre e camminando tanto, anche adesso. La cena finisce con un ospite che esclama a voce alta: “Allora, Comandante, fra sei anni ci troveremo tutti qui a festeggiare i suoi 100 anni”. Risposta, un po’ ironica, ma sempre pacata: “Se ci sarete”. Come a dire “io ci sarò”.

 

 

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